Dopo gli anni dell’attivismo di marca più spinto, delle dichiarazioni incisive su temi sociali e politici, dei loghi arcobaleno ad ogni Pride, l’ironia sembra rimasta l’ultimo e più rassicurante residuo della presa di posizione. In un sentiment collettivo di stanchezza, sovra-stimolo da eterne emergenze e, in una parola che ben definisce la contemporaneità, “overthinkink”, la battuta a cavallo tra impegno e sdrammatizzazione risulta forse la formula residuale più digeribile e meno polarizzante per la comunicazione dei brand.
[tratto da MarkUp, 28 settembre 2026]